L'artigiano dell'Ipertesto

Conoscere persone su Splinder, è questa la ragione fondamentale di questo Blog; una delle più importanti community italiane.
lunedì, 28 settembre 2009

I DIARI DEL VAMPIRO: IL NUOVO TELEFILM CULT VAMPIRESCO

I DIARI DEL VAMPIRO - THE VAMPIRE'S DIARIESI DIARI DEL VAMPIRO è un nuovo telefilm sui vampiri ancora non sbarcato in Italia ( le puntate si possono trovare in internet Online in streaming coi sottotitoli in italiano)  ma che non si farà attendere molto, visto che in America, dopo poche puntate trasmesse, stà già diventando una serial-cult, forse grazie anche alla partecipazione  .

I Diari del Vampiro è un telefilm non proprio horror, nonostante parli di vampiri, piuttosto un telefilm per ragazzi,  in cui è l'amore il vero protagonista, telefilm chiamati anche 'soft-horror'.

I libri da cui questo telefilm è stato tratto furono scritti nei primi anni '90 e riscossero anche da Noi un discreto successo, quindi molto tempo prima delle avventure di Sookie Stockhouse  ( TRUE BLOOD) e della saga di Twilight, per intenderci, anzi, visto com'è scritto e le 'particolarità sui vampiri' è proprio da 'I diari del vampiro' che gli altri autori hanno preso degli spunti per poi scrivere i Loro.

Ancora una volta, quindi, ad un anno dall'uscita di Twilight, a due anni dall'Inizio di quel fenomeno mediatico che è diventato True Blood, appena finito quest'ultimo ecco 'I diari del vampiro' che subito vanno a 'colmare' il vuoto narrativo sui vampiri lasciato dal telefilm più trasgressivo e imprevedibile degli ultimi anni.

Certo qui, al contrario di true blood non ci saranno nè scene di sesso nè altro tipo di 'trasgressione' troppo spinta, ma anche il target di spettatori sembra molto diverso.

Vedremo cosa saprà fare questo nuovo telefilm horror.

PS: a proposito: quand'è che il cinema italiano inizierà a parlare di questo tipo di contenuti?

Dopo il grande successo del 'soft horror' della fantascienza e dei film e telefilm sui vampiri ( temi ripresi dalle cinematografie di tutto il mondo) quand'è che anche i produttori italiani inizieranno a scommeteere su nuovi argomenti che non siano la famiglia, il '68 e le vacanze?


sabato, 12 settembre 2009

I grandi dubbi della vita

A volte ci si ritrova 'in mezzo del cammin di Nostra vita' e come disse il 'sommo poeta' la via che sempre avevamo percorso si smarrisce e brancoliamo nel buio.

I motivi possono essere differenti, fatto che stà, che di solito  è proprio a 'metà della Nostra vita che ci si ritorva a fare le scelte più importanti:

Un matrimonio, un cambio di residenza, un cambio di lavoro e/o di partner, oppure si deccide che la persona con cui si pensava di passare la vecchiaia non è quella giusta

Cosa fare?

Ci sono tantissimi modi per 'capire' o quantomeno 'cercare di capire' quel'è la nostra migliore strada.

Personalmente prediligo la meditazione

Proveniente dalla tradizione dello yoga, la meditazione Ci porta, se fatta bene, a capire veramente ciò a cui profondamente aspiriamo e ci aiuta a prendere la strada che cercherà di portarci verso quella meta.

Non è indispensabile, poi arrivare alla meta, anche se una volta arrivati poi si avrà una gran soddisfazione.

L'importnte è perseguirla con i mezzi che abbiamo a disposizione. è quella strada che fareno che ci porterà soddisfazione, una volta che saremo arrivati - se ci riusciremo - ecco allora che dovremo prefiggerci un'altra meta e così via, ma se anche non ci riusciamo l'importante è persegurla.
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mercoledì, 17 giugno 2009

L'ABRUZZO? I MEDIA SE NE DIMENTICANO

Noi cerchiamo di non fare lo stesso, ecco allora che se partecipiamo a questa campagna potremo dare visibilità ad un bisogno vero: la ricostruzione del 100% delle abitazioni e non solo una parte come il decreto del Governo approvato ieri vuole; , partecipa anche Tu!!100x100

martedì, 26 maggio 2009

CAGLIARI: MORTI 3 OPERAI, LA MATTANZA CONTINUA

La squadra impegnata nei lavori di manuntenzione dell'impianto di desolforazione era composta da quattro operai. Si tratta di un'enorme cisterna capace di contenere fino a 100 mila litri di gasolio in lavorazione. Secondo le norme di sicurezza, due operai devono restare all'esterno mentre gli altri procedono materialmente con l'intervento. Una prima ricostruzione dell'incidente è stata fornita dai colleghi di lavoro delle vittime, che stazionano davanti ai cancelli della Saras. Un primo operaio si sarebbe sentito male intorno alle 13.30, il secondo avrebbe chiesto aiuto ai due rimasti all'esterno: tutti sarebbero quindi entrati nella cisterna, ma solo uno ne è uscito vivo. Gli altri tre sono stati stroncati dalle esalazioni tossiche sprigionatesi dai residui delle lavorazioni. Prima delle 14 è scattato l'allarme in tutta la raffineria: i dipendenti sono stati invitati a mettere in sicurezza gli impianti e ad abbandonare lo stabilimento







Cosa si può dire?















Ormai in Italia quello della morte di operai di ditte esterne che puliscono cisterne piene di veleni sembra  diventata una tragica costante...















Come operaio posso solo portare la Mia testimonianza e dire che gli operai delle ditte esterne sono:















i meno pagati;















seguono meno le norme di prevenzione;















sono quasi tutti dipendenti 'precari';















hanno meno addestramento (spesso niente);















sono composte, per lo più, da quelle persone che 'non conoscono nessuno', non hanno 'santi in paradiso' e non hanno mai trovato un 'posto di lavoro' come lo intendiamo tutti in Italia, cioè un 'posto fisso' che significa anche garantito...















sono i più debli















i più poveri















e, dal sacrificio che fanno ad aiutare gli altri, sono anche le persone migliori















le persone più buone.....
sabato, 16 maggio 2009

SPLINDER: UNO DEI MIGLIORI SITI D'INCONTRI GRATIS

Proprio così, come ci ricorda questo articolo, la community di Splinder potrebbe essere usata cme un sito d'incontri gratuito, e fatto più che bene.



D'altronde come molti saprano c'è più di un esempio di coppie che si sono conosciute attraverso Splinder e che ora sono felicementre sposate ( solo poco tempo fà uscì in televisione un approfondimento a questo proposito)



la 'parte forte' consiste nella community e neluso della chat fra 'cli amici' uso gratuito e senza dover scaricare nessun software. per fare le stesse cose tanti siti d'incontri fanno pagare fior di quattrini!! Cosa volere di più?





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lunedì, 11 maggio 2009

L'UNICO FILM CENSURATO IN ITALIA: IL LEONE DEL DESERTO

Si chiama Il leone del deserto, un film del 1981, una produzione italian con attori famosi che parla della guerra italiana in Libia e della successiva occupazione. Il 'Leone' è in riferimento al capo dei 'partigiani' libici, considerati terroristi all'epoca ne racconta la cattura e il processo militare. Il film è negli archivi della Rai e sembra non sia mai stato proiettato nel Nostro paese, sembra in quanto oggetto di un'interrogazione parlamentare dell'epoca in cui doveva uscire... Un caso di censura politica eccone una recensione e una riflessione. Se qualcuno disponesse di una copia è pregato di farlo sapere e/o di 'upparlo' su Megavideo. Su youTube potrete trovare qualche piccolo brano
venerdì, 24 aprile 2009

LA VERITA' SUI PIRATI SOMALI

Da: http://www.independent.co.uk

e da: http://arcanaintellego.blogspot.com



Il Puntland contro il Buccaneer 'Doveva sversare rifiuti tossici'". Le accuse mosse dalle autorità della regione semi-autonoma della Somalia al rimorchiatore italiano sequestrato dai pirati. La società Micoperi: "Era vuoto". Chi avrebbe immaginato che, nel 2009, i governi mondiali avrebbero dichiarato una nuova Guerra ai Pirati? Mentre state leggendo quest’articolo, la British Royal Navy –


con il sostegno dalle navi di più di due dozzine di stati, dall’America alla Cina- sta navigando verso le acque somale per affrontare uomini che noi ci figuriamo ancora come furfanti da sceneggiata con tanto di pappagallo sulla spalla. Presto inizieranno a combattere le navi somale e a cacciare i pirati sulla terraferma, in una delle regioni più piegate della terra. Ma dietro alla stravaganza del tipo ‘avanti-miei-prodi’ che questa storia racchiude, si nasconde uno scandalo non confessato. Le persone che i nostri governi stanno etichettando come “una delle più grandi minacce del nostro tempo” hanno delle storie incredibili da raccontare – e un po’ di giustizia dalla loro parte. I pirati non sono mai stati quello che noi in realtà crediamo. Nell’“età d’oro della pirateria” – dal 1659 al 1730 – venne creata dal governo britannico, sull’onda di uno spirito propagandistico, l’idea odierna del pirata come un ladro selvaggio e senza scrupoli. Molte persone comuni la ritenevano però non veritiera: i pirati venivano spesso tratti in salvo dalle navi da folle di sostenitori. Perché? Che cosa coglievano loro che a noi non è concesso intendere? Nel suo libro Furfanti di tutti i Paesi [“Villains of All nations”], lo storico Marcus Rediker scava tra le prove per scoprirlo. All’epoca, diventare mercante o marinaio – raccolto dai porti dell’East End londinese, giovane e affamato – significava finire a navigare in un Inferno di legno. Significava lavorare a tutte le ore su una nave sovraccarica e senza cibo, e a concedersi una breve pausa si finiva frustati con il Gatto a Nove Code dal plenipotenziario capitano. I perditempo abituali correvano il rischio di essere gettati in mare. E dopo mesi o anni di tutto questo, spesso si finiva con l’essere imbrogliati sulla paga. I pirati sono stati i primi a ribellarsi a questo sistema. Sono andati contro i loro capitani-tiranni e hanno inventato un modo diverso di lavorare sui mari. Non appena riuscivano ad avere una barca, i pirati eleggevano i loro capitano e prendevano tutte le decisioni assieme. Dividevano il bottino nel modo che Rediker definisce “uno dei più egualitari piani di distribuzione delle risorse esistenti nel diciottesimo secolo”. Addirittura, essi prendevano con loro schiavi africani fuggitivi e ci vivevano assieme, trattandoli da eguali. I pirati hanno dimostrato “piuttosto chiaramente – e in modo sovversivo- che le navi non dovevano necessariamente essere condotte con i modi brutali e oppressivi utilizzati dal servizio mercantile e dalla flotta britannica”. Ecco perché erano popolari, nonostante fossero dei ladri poco produttivi. Le parole di un pirata di quell’epoca perduta – un giovane inglese di nome William Scott – dovrebbero risuonare in questa nuova epoca di pirati. Prima di essere impiccato a Charleston, Carolina del Sud, egli disse: “Quello che ho fatto è stato salvarmi dalla morte. Sono stato costretto a fare il pirata per vivere”. Nel 1991 il governo della Somalia – nel Corno d’Africa – è collassato. I suoi nove milioni di abitanti da sempre vivono sull’orlo della fame – e molte delle peggiori forze del mondo occidentale hanno visto questa cosa come una grossa opportunità per rubare le riserve di cibo del paese e per versare scorie nucleari nei loro mari. Esatto: scorie nucleari. Non appena il governo somalo è caduto, misteriose navi europee hanno iniziato a comparire al largo delle coste della Somalia, svuotando grossi barili nell’oceano. Gli abitanti della costa hanno cominciato ad ammalarsi. All’inizio soffrivano di strane irritazioni e di nausea, oltre al fatto che mettevano al mondo bambini malformati. Poi, dopo lo tsunami del 2005, centinaia di barili scaricati e perforati sono stati dispersi sulla spiaggia. La gente ha iniziato a soffrire di sintomi da radiazioni e più di 300 persone sono morte. Ahmedou Ould-Abdallah, inviato delle Nazioni Unite in Somalia, mi dice: “Qualcuno sta svuotando materiale nucleare qui. C’è anche del piombo e metalli pesanti come il cadmio e il mercurio”. La maggior parte di queste scorie proviene da ospedali e aziende europee, che sembrano affidarle alla mafia italiana affinché se ne “liberi” in modo economico. Quando ho chiesto a Ould-Abdallah che cosa stavano facendo i governi dell’Europa per questo, mi ha risposto sospirando: “Nulla. Non c’è stata nessuna attività di ripulitura, nessun risarcimento e nessuna attività preventiva”. Nello stesso periodo, altre navi europee hanno iniziato a saccheggiare i mari della Somalia privandoli della loro più importante risorsa: il pesce. Noi abbiamo distrutto le nostre riserve ittiche a causa dello sfruttamento eccessivo, e adesso stiamo attaccando le loro. Più di 300 milioni di dollari di tonno, gamberetti, aragoste e altri pesci vengono rubati ogni anno da enormi pescherecci che navigano illegalmente nelle acque somale non protette. I pescatori locali hanno improvvisamente perso la loro fonte di sostentamento e stanno morendo di fame. Mohammed Hussein, un pescatore nella città di Marka,100 km a sud di Mogadiscio, ha detto all’agenzia Reuters: “Se non si fa niente, presto non ci sarà più pesce nelle nostre acque costiere”. E’ questo il contesto da cui emergono gli uomini che noi ora chiamiamo “pirati”: tutti sono concordi nell’affermare che essi erano dei normali pescatori somali, i quali inizialmente si sono armati di motoscafi nel tentativo di frenare la pesca a strascico e le scarico di scorie chimiche, o almeno di imporre una “tassa” su tali attività. In una surreale intervista telefonica, uno dei capi dei pirati, Sugule Ali, disse che il loro scopo era di “fermare la pesca illegale e lo scarico nelle nostre acque…Noi non ci consideriamo banditi del mare. Noi consideriamo banditi del mare quelli che pescano illegalmente e che rovesciano nelle nostre acque scorie nucleari e portano armi nel nostro mare”. William Scott avrebbe capito queste parole. No, tutto questo non giustifica la cattura di prigionieri e sì, alcuni sono evidentemente solo dei gangster – specialmente quelli che si sono impossessati delle scorte inviate dal World Food Programme. Ma i “pirati” godono del massiccio sostegno della popolazione locale per una ragione. Il sito somalo d’informazione indipendente WardherNews ha condotto l’indagine più approfondita che abbiamo a disposizione riguardo a ciò che la gente somala pensa e ha scoperto che il 70% della popolazione “sostiene fermamente la pirateria come una forma di difesa nazionale delle acque territoriali del paese”. Durante la guerra rivoluzionaria in America, George Washington e i padri fondatori americani pagarono i pirati affinché proteggessero le acque territoriali americane perché non avevano una loro marina o una guardia costiera. La maggior parte degli americani li sosteneva. E’ tanto diverso? Ci aspettavamo forse che i somali affamati restassero passivi sulle loro spiagge, a fare il bagno nelle nostre scorie nucleari guardandoci mentre rubiamo loro il pesce che verrà mangiato nei ristoranti di Londra, Parigi e Roma? Non abbiamo fatto nulla per fermare quei crimini - ma quando qualche pescatore reagisce interrompendo il corridoio di transito del 20 percento della fornitura mondiale di petrolio, allora noi iniziamo a gridare al “male”. Se veramente vogliamo occuparci della pirateria, dobbiamo arrestarne la causa originaria – i nostri crimini – prima di spedire navi armate a scovare i criminali somali. La storia della guerra ai pirati del 2009 è stata riassunta nel modo migliore da un altro pirata, che è vissuto e morto nel IV secolo avanti cristo. Egli era stato catturato e portato davanti ad Alessandro Magno, il quale voleva sapere “a cosa mirasse prendendo possesso del mare”. Il pirata sorrise e rispose: “A ciò a cui miri tu impadronendoti di tutta la terra; ma io, che lo faccio con una barca insignificante, vengo chiamato ladro mentre tu, che lo fai con una grande flotta, vieni chiamato imperatore”. E di nuovo, le nostre grandi navi imperiali oggi navigano per i mari - ma chi è il ladro? POST SCRIPTUM: Alcuni commentatori guardano con perplessità al fatto che sia lo scarico delle scorie tossiche sia il furto di pesce avvengano nello stesso posto –il pesce non viene contaminato? Di fatto, la costa somala è vasta, estendendosi per 3.300 km. Per rendere l’idea, pensate a quanto sarebbe facile – se non ci fossero la guardia costiera o l’esercito- rubare pesce dalla Florida o gettare scorie nucleari in California. Questi sono eventi che accadono in posti diversi ma con gli stessi terribili effetti: morte della popolazione locale e incoraggiamento del la pirateria. Non c’è nessuna contraddizione.

Utente: Blogmasterpg
Nome: Massy Biagio


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