L'artigiano dell'Ipertesto

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lunedì, 11 maggio 2009

L'UNICO FILM CENSURATO IN ITALIA: IL LEONE DEL DESERTO

Si chiama Il leone del deserto, un film del 1981, una produzione italian con attori famosi che parla della guerra italiana in Libia e della successiva occupazione. Il 'Leone' è in riferimento al capo dei 'partigiani' libici, considerati terroristi all'epoca ne racconta la cattura e il processo militare. Il film è negli archivi della Rai e sembra non sia mai stato proiettato nel Nostro paese, sembra in quanto oggetto di un'interrogazione parlamentare dell'epoca in cui doveva uscire... Un caso di censura politica eccone una recensione e una riflessione. Se qualcuno disponesse di una copia è pregato di farlo sapere e/o di 'upparlo' su Megavideo. Su youTube potrete trovare qualche piccolo brano
sabato, 02 maggio 2009

CONTINUA LA CAMPèAGNA DENIGRATORIA CONTRO L'IRAN

Stavolta vogliono addirittura dedicare una piaxxa italiana alla pittrice iraniana uccisa il giorno del primo maggio. Peccato non si sia detto che la pena di morte inflitta a questa donna le è stata comminata quando, a 17 anni insieme al proprio ragazzo ha ucciso e derubato un cpommerciante, reo confessa è stata condannata a morte qualche anno fà; infine, poco tempo fà dopo essersi 'pentita' ha èpreso contatti con l'organixxaxione dei diritti umani, è diventata pittrice e ha inixiato ad accusare il ragao divcendo solo che lei era sì presente alla rapina ma che era stato il fidanxato a sparare,,, Ogni giorno vengono giustixiate persone in tutto il mondo specialmente in Cina ed in america, così come in moltia ltri paesi, ma di questi due, specialmente in America non se ne parla, almeno nella stampa italiana, si parla solo di esecuxioni che avvengono in Iran e ( qualche volta ) in Cina. Che gli agenti provocatori non stiano più nelle piaxxe ma nelle redaxioni dei giornali? Io vredo proprio di sì.
venerdì, 24 aprile 2009

LA VERITA' SUI PIRATI SOMALI

Da: http://www.independent.co.uk

e da: http://arcanaintellego.blogspot.com



Il Puntland contro il Buccaneer 'Doveva sversare rifiuti tossici'". Le accuse mosse dalle autorità della regione semi-autonoma della Somalia al rimorchiatore italiano sequestrato dai pirati. La società Micoperi: "Era vuoto". Chi avrebbe immaginato che, nel 2009, i governi mondiali avrebbero dichiarato una nuova Guerra ai Pirati? Mentre state leggendo quest’articolo, la British Royal Navy –


con il sostegno dalle navi di più di due dozzine di stati, dall’America alla Cina- sta navigando verso le acque somale per affrontare uomini che noi ci figuriamo ancora come furfanti da sceneggiata con tanto di pappagallo sulla spalla. Presto inizieranno a combattere le navi somale e a cacciare i pirati sulla terraferma, in una delle regioni più piegate della terra. Ma dietro alla stravaganza del tipo ‘avanti-miei-prodi’ che questa storia racchiude, si nasconde uno scandalo non confessato. Le persone che i nostri governi stanno etichettando come “una delle più grandi minacce del nostro tempo” hanno delle storie incredibili da raccontare – e un po’ di giustizia dalla loro parte. I pirati non sono mai stati quello che noi in realtà crediamo. Nell’“età d’oro della pirateria” – dal 1659 al 1730 – venne creata dal governo britannico, sull’onda di uno spirito propagandistico, l’idea odierna del pirata come un ladro selvaggio e senza scrupoli. Molte persone comuni la ritenevano però non veritiera: i pirati venivano spesso tratti in salvo dalle navi da folle di sostenitori. Perché? Che cosa coglievano loro che a noi non è concesso intendere? Nel suo libro Furfanti di tutti i Paesi [“Villains of All nations”], lo storico Marcus Rediker scava tra le prove per scoprirlo. All’epoca, diventare mercante o marinaio – raccolto dai porti dell’East End londinese, giovane e affamato – significava finire a navigare in un Inferno di legno. Significava lavorare a tutte le ore su una nave sovraccarica e senza cibo, e a concedersi una breve pausa si finiva frustati con il Gatto a Nove Code dal plenipotenziario capitano. I perditempo abituali correvano il rischio di essere gettati in mare. E dopo mesi o anni di tutto questo, spesso si finiva con l’essere imbrogliati sulla paga. I pirati sono stati i primi a ribellarsi a questo sistema. Sono andati contro i loro capitani-tiranni e hanno inventato un modo diverso di lavorare sui mari. Non appena riuscivano ad avere una barca, i pirati eleggevano i loro capitano e prendevano tutte le decisioni assieme. Dividevano il bottino nel modo che Rediker definisce “uno dei più egualitari piani di distribuzione delle risorse esistenti nel diciottesimo secolo”. Addirittura, essi prendevano con loro schiavi africani fuggitivi e ci vivevano assieme, trattandoli da eguali. I pirati hanno dimostrato “piuttosto chiaramente – e in modo sovversivo- che le navi non dovevano necessariamente essere condotte con i modi brutali e oppressivi utilizzati dal servizio mercantile e dalla flotta britannica”. Ecco perché erano popolari, nonostante fossero dei ladri poco produttivi. Le parole di un pirata di quell’epoca perduta – un giovane inglese di nome William Scott – dovrebbero risuonare in questa nuova epoca di pirati. Prima di essere impiccato a Charleston, Carolina del Sud, egli disse: “Quello che ho fatto è stato salvarmi dalla morte. Sono stato costretto a fare il pirata per vivere”. Nel 1991 il governo della Somalia – nel Corno d’Africa – è collassato. I suoi nove milioni di abitanti da sempre vivono sull’orlo della fame – e molte delle peggiori forze del mondo occidentale hanno visto questa cosa come una grossa opportunità per rubare le riserve di cibo del paese e per versare scorie nucleari nei loro mari. Esatto: scorie nucleari. Non appena il governo somalo è caduto, misteriose navi europee hanno iniziato a comparire al largo delle coste della Somalia, svuotando grossi barili nell’oceano. Gli abitanti della costa hanno cominciato ad ammalarsi. All’inizio soffrivano di strane irritazioni e di nausea, oltre al fatto che mettevano al mondo bambini malformati. Poi, dopo lo tsunami del 2005, centinaia di barili scaricati e perforati sono stati dispersi sulla spiaggia. La gente ha iniziato a soffrire di sintomi da radiazioni e più di 300 persone sono morte. Ahmedou Ould-Abdallah, inviato delle Nazioni Unite in Somalia, mi dice: “Qualcuno sta svuotando materiale nucleare qui. C’è anche del piombo e metalli pesanti come il cadmio e il mercurio”. La maggior parte di queste scorie proviene da ospedali e aziende europee, che sembrano affidarle alla mafia italiana affinché se ne “liberi” in modo economico. Quando ho chiesto a Ould-Abdallah che cosa stavano facendo i governi dell’Europa per questo, mi ha risposto sospirando: “Nulla. Non c’è stata nessuna attività di ripulitura, nessun risarcimento e nessuna attività preventiva”. Nello stesso periodo, altre navi europee hanno iniziato a saccheggiare i mari della Somalia privandoli della loro più importante risorsa: il pesce. Noi abbiamo distrutto le nostre riserve ittiche a causa dello sfruttamento eccessivo, e adesso stiamo attaccando le loro. Più di 300 milioni di dollari di tonno, gamberetti, aragoste e altri pesci vengono rubati ogni anno da enormi pescherecci che navigano illegalmente nelle acque somale non protette. I pescatori locali hanno improvvisamente perso la loro fonte di sostentamento e stanno morendo di fame. Mohammed Hussein, un pescatore nella città di Marka,100 km a sud di Mogadiscio, ha detto all’agenzia Reuters: “Se non si fa niente, presto non ci sarà più pesce nelle nostre acque costiere”. E’ questo il contesto da cui emergono gli uomini che noi ora chiamiamo “pirati”: tutti sono concordi nell’affermare che essi erano dei normali pescatori somali, i quali inizialmente si sono armati di motoscafi nel tentativo di frenare la pesca a strascico e le scarico di scorie chimiche, o almeno di imporre una “tassa” su tali attività. In una surreale intervista telefonica, uno dei capi dei pirati, Sugule Ali, disse che il loro scopo era di “fermare la pesca illegale e lo scarico nelle nostre acque…Noi non ci consideriamo banditi del mare. Noi consideriamo banditi del mare quelli che pescano illegalmente e che rovesciano nelle nostre acque scorie nucleari e portano armi nel nostro mare”. William Scott avrebbe capito queste parole. No, tutto questo non giustifica la cattura di prigionieri e sì, alcuni sono evidentemente solo dei gangster – specialmente quelli che si sono impossessati delle scorte inviate dal World Food Programme. Ma i “pirati” godono del massiccio sostegno della popolazione locale per una ragione. Il sito somalo d’informazione indipendente WardherNews ha condotto l’indagine più approfondita che abbiamo a disposizione riguardo a ciò che la gente somala pensa e ha scoperto che il 70% della popolazione “sostiene fermamente la pirateria come una forma di difesa nazionale delle acque territoriali del paese”. Durante la guerra rivoluzionaria in America, George Washington e i padri fondatori americani pagarono i pirati affinché proteggessero le acque territoriali americane perché non avevano una loro marina o una guardia costiera. La maggior parte degli americani li sosteneva. E’ tanto diverso? Ci aspettavamo forse che i somali affamati restassero passivi sulle loro spiagge, a fare il bagno nelle nostre scorie nucleari guardandoci mentre rubiamo loro il pesce che verrà mangiato nei ristoranti di Londra, Parigi e Roma? Non abbiamo fatto nulla per fermare quei crimini - ma quando qualche pescatore reagisce interrompendo il corridoio di transito del 20 percento della fornitura mondiale di petrolio, allora noi iniziamo a gridare al “male”. Se veramente vogliamo occuparci della pirateria, dobbiamo arrestarne la causa originaria – i nostri crimini – prima di spedire navi armate a scovare i criminali somali. La storia della guerra ai pirati del 2009 è stata riassunta nel modo migliore da un altro pirata, che è vissuto e morto nel IV secolo avanti cristo. Egli era stato catturato e portato davanti ad Alessandro Magno, il quale voleva sapere “a cosa mirasse prendendo possesso del mare”. Il pirata sorrise e rispose: “A ciò a cui miri tu impadronendoti di tutta la terra; ma io, che lo faccio con una barca insignificante, vengo chiamato ladro mentre tu, che lo fai con una grande flotta, vieni chiamato imperatore”. E di nuovo, le nostre grandi navi imperiali oggi navigano per i mari - ma chi è il ladro? POST SCRIPTUM: Alcuni commentatori guardano con perplessità al fatto che sia lo scarico delle scorie tossiche sia il furto di pesce avvengano nello stesso posto –il pesce non viene contaminato? Di fatto, la costa somala è vasta, estendendosi per 3.300 km. Per rendere l’idea, pensate a quanto sarebbe facile – se non ci fossero la guardia costiera o l’esercito- rubare pesce dalla Florida o gettare scorie nucleari in California. Questi sono eventi che accadono in posti diversi ma con gli stessi terribili effetti: morte della popolazione locale e incoraggiamento del la pirateria. Non c’è nessuna contraddizione.
lunedì, 11 agosto 2008

AREA 51 SVELATI I MISTERI

Finalmente una inchiesta seria sull'Area 51. Nessuno che giuri di aver visto 'autopsie di Alieni' o peggio. Ci sono segreti molto più inconfessabili, oltre agli 'ex-segreti' e cioè che era una base della Lookeed Martin per costruire aerei segreti e prototipi per aerei spia ( Qui è stato costruito negli anni '70 l'F117 e in pratica  la 'base' della tecnologia Stealth in America. Inoltre bisogna riccordare che l'Area 51 è nel cuore del poligono di tiro dell'Arizona che veniva usato per testare le armi Nucleari negli anni '50. insomma un luogo già di per sè sicuro che è stato poi circondato di filo spinato e guardie irreprensibili che negli anni hanno messo al fresco più di un curiosone. Una cosa: secondo il nostro parere la storia degli Ufo è nata spontaneamente solo in seguito il governo Usa l'ha alimentata negando e omettendo tutto quello che riguardava la mitica area 51. Buona lettura e buona visione, visto che ci sono ben 5 video di seguito da vedere. Se poi vorrete approfondire se andate su Google Hearth troverete un bella sorpresa digitando Area 51; intanto cliccate il link in alto con lo sfondo giallo se volete leggere l'articolo per intero e vedere il documentario
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categoria: , difesa, ufo , segreti, videos, nuke


venerdì, 02 maggio 2008

SOLDATO FUTURO il nuovo progetto dell'esercito italiano

A volte la scienza e la tecnologia applicate prendono delle grosse 'cantonate'. Ora che vediamo che le applicazioni di computers e la digitalizzazione ci aiutano così tanto nella vita civile vogliamo per forza di cose riportarle nella vita militare. Ma come ho sentito da uno che se ne intende nel campo (un fante operativo) poi le cose vanno spesso in modo diverso. Specialmente per un fante la leggerezza dei materiali e l'adattabilità alle condizioni meteo e il fatto di poter resistere più tempo possibile senza rifornimenti dovrebbero essere fattori di importanza primaria che 'Soldato futuro' però difficilmente potrà 'superare'... continua l'articolo completo

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categoria: economia, recensione, difesa, esercito italiano


venerdì, 02 maggio 2008

Forse non molti sanno che anche l'esercito italiano -finalmente- si sta adeguando ai nuovi mezzi,. Sì perchè l'informatica non ha invaso solo le nostre case, scuole e ospedali, ma anche i campi di battaglia e questo da un bel pò, si basti pensare che internet fu inventata alla fine degli anni '60 proprio dai militari come supporto di comunicazioni in caso una guerra nucleare avesse distrutto tutti gli altri mezzi. Transistor, sistemi di avvistamento, satelliti : chi ce l'ha può combattere una guerra intesa come si combatteva nellla 2a guerra mondiale con un centesimo del numero di soldati. La differenza, oltre che nei materiali è nella preparazione dei soldati. questi dagli ufficiali fino al grado più basso dovranno vedersela con  strumentazione digitale che prevede una preparazione a volte molto meticolosa. L'Italia ha iniziato circa 10 anni fà a 'svecchiare' l'esercito, togliendo la leva, cercando di specializzare i suoi. Da canto Loro le industrie italiane non sonostate al passo. Fa sempre grandi esportatori d'armi noncè inventori, da Leonardo da Vinci in poi non ci siamo mai fermati, l'Italia potrebbe essere una di quelle nazioni all'èlite per la costruzione e la messa a punto dei 'sistemi d'arma'. Ricordo che sviluppare armi non implica essere guerrafondai, anzi. Se la guerra fredda non è mai diventata 'calda' lo si deve proprio al controllo che le due grandi potenze hanno svolto reciprocamente e sul fatto che hanno sempre cercato di sviluppare nuove armi e tecnologie, industria che poi ha vuto delle positive ricadute sull'economia, la tecnologia e la scienza dei rispettivi stati, questo finchè una delle due ha fatto il passo più lungo della gamba. Un progetto in questo senso, forse quello per ora più rivoluzionario perchè comprende, trasversalmente, quasi tutti gli addetti alla difesa è il Nostro  "soldato futuro" con questa sigla si vuole determinare un progetto di questa portata. Ma:  sarà utile? E,  sopratutto:  ce lo potremo permettere?  ecco qui l'articolo completo
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categoria: economia, recensione, finanza, difesa


Utente: Blogmasterpg
Nome: Massy Biagio


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