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La squadra impegnata nei lavori di manuntenzione dell'impianto di desolforazione era composta da quattro operai. Si tratta di un'enorme cisterna capace di contenere fino a 100 mila litri di gasolio in lavorazione. Secondo le norme di sicurezza, due operai devono restare all'esterno mentre gli altri procedono materialmente con l'intervento. Una prima ricostruzione dell'incidente è stata fornita dai colleghi di lavoro delle vittime, che stazionano davanti ai cancelli della Saras. Un primo operaio si sarebbe sentito male intorno alle 13.30, il secondo avrebbe chiesto aiuto ai due rimasti all'esterno: tutti sarebbero quindi entrati nella cisterna, ma solo uno ne è uscito vivo. Gli altri tre sono stati stroncati dalle esalazioni tossiche sprigionatesi dai residui delle lavorazioni. Prima delle 14 è scattato l'allarme in tutta la raffineria: i dipendenti sono stati invitati a mettere in sicurezza gli impianti e ad abbandonare lo stabilimento
Cosa si può dire?
Ormai in Italia quello della morte di operai di ditte esterne che puliscono cisterne piene di veleni sembra diventata una tragica costante...
Come operaio posso solo portare la Mia testimonianza e dire che gli operai delle ditte esterne sono:
i meno pagati;
seguono meno le norme di prevenzione;
sono quasi tutti dipendenti 'precari';
hanno meno addestramento (spesso niente);
sono composte, per lo più, da quelle persone che 'non conoscono nessuno', non hanno 'santi in paradiso' e non hanno mai trovato un 'posto di lavoro' come lo intendiamo tutti in Italia, cioè un 'posto fisso' che significa anche garantito...
sono i più debli
i più poveri
e, dal sacrificio che fanno ad aiutare gli altri, sono anche le persone migliori
le persone più buone.....
postato da
Blogmasterpg alle ore 18:29 |
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